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	<title>LA CITTA&#039; CHE VOLEVA VOLARE</title>
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	<description>PROSE, RACCONTI POESIE E FOTO CHE RACCONTANO ..NON SOLO DI ME.</description>
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		<title>LA CITTA&#039; CHE VOLEVA VOLARE</title>
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		<title>AMARCORD: IO MI RICORDO.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 17:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>di Patrizia Tocci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LA CITTA’ CHE VOLEVA VOLARE &#160; &#160; L’ho vista dal finestrino di un camper, la città che voleva volare. L’ho sentita e  vista tremare, nella notte. I lampioni che si muovevano, in una danza macabra. L’atmosfera rossastra, infernale. Una polvere sottile ed alta impediva persino di capire cosa non c’era più. Mutato improvvisamente  il profilo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=619&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LA CITTA’ CHE VOLEVA VOLARE</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’ho vista dal finestrino di un camper, la città che voleva volare. L’ho sentita e  vista tremare, nella notte. I lampioni che si muovevano, in una danza macabra. L’atmosfera rossastra, infernale. Una polvere sottile ed alta impediva persino di capire cosa non c’era più. Mutato improvvisamente  il profilo , mancavano dei campanili , c’erano dei vuoti ma la notte oscura proteggeva  cullando  la paura. che cresceva e montava come un mal di mare,  il terreno all’improvviso diventato liquido. La paura per i cari, per gli altri, per tutto. Una sensazione di perdita dell’equilibrio,  qualcosa di atavico che scatta: contemporaneamente i sensi tutti all’erta e un  ottundimento. Con la prima luce dell’alba, l’evidenza del disastro, la colonna sonora delle ambulanze, degli elicotteri , delle sirene, la ricerca spasmodica dei familiari, degli amici. L’aquila, un’aquila con le ali spalancate, la città sopra la collina. Voglio pensarla così, la mia città. Una città sospesa. C’erano, fino a qualche anno fa due aquile in gabbia, dentro una specie di piccola grotta, sulla strada del vecchio ospedale civile. Tutti gli aquilani le ricorderanno. Metafora  e simbolo della città.  Perché questa città, invece, deve “restare a terra”, ingabbiata, ferita, ma qui, su questa collina dalla quale ha tentato altre volte di prendere il volo. Non la lasceremo volare. Le cureremo le ali spezzate, le zampe ferite ma solo a patto che resti dov’è prigioniera dei nostri sogni e delle nostre paure, e che la sua gabbia diventi la nostra salvezza. La città sospesa, non la città fantasma. Certo molte vite  perdute, certo le strade tutte vuote, certo le macerie. I sogni custoditi dalle case  anch’esse in frantumi e sbriciolate.</p>
<p>E’ stata una via crucis di ricordi, mentre camminavamo in fila indiana in Via Garibaldi, al centro della strada vuota,  con gli elmetti sulla testa; un pellegrinaggio silenzioso. I vigili del fuoco – ragazzi e uomini rudi e gentili, a farci compagnia e a guidarci come si fa con i piccoli scolari a cui si vuole bene , discreti, attenti, vigili; perché  saremmo rimasti ore dentro le case a prendere l’utile e l’inutile, con il rischio di mettere a repentaglio la nostra vita e la loro. Voglio ringraziare Raffaele, un vigile di Pisa. Non so altro di lui. Ma la sua stretta di mano e la reciproca commozione mi basterà per molto. Uno per tutti quelli che in questi giorni ci hanno aiutato, sorretto, capito, ascoltato. Perché in questi momenti si diventa davvero un “ ci” un noi;  gente  fiera e caparbia, che cela le emozioni, nasconde le lacrime e si sottrae alle telecamere,  comunica il dolore  con poche parole.  Tutte le persone che abbiamo incontrato:  una stretta di mano, la lista dei lutti, la casa, “ tutto bene e adesso dove vai … ?” Tra le tante,  due immagini conservo : una ciabatta impolverata, una sola che qualcuno aveva pietosamente messo  su un muretto e un gatto macilento a cui abbiamo dato dell’acqua.  Ci sarà tempo per i ricordi, per elaborare tutto questo. Non è ancora il momento. Quella ciabatta sapeva di casa e di fuga. Anche lei spaiata e disorientata, anche lei in cerca dell’altra di sé. Manca tutta una parte della mia identità: le cose, gli odori, i rumori e i suoni, le piccole abitudini quotidiane, le certezze. Ma se i simboli hanno un senso, L’Aquila deve restare così com’è nel gonfalone della nostra città. Ferma, con le ali spalancate sulla collina. Incatenata a terra da uomini resi più saggi dal dolore. Fissata con sapienza alla terra,  nei piloni delle sue stanze, nelle fondamenta. Il gatto magro ma vivo, a guardia della casa. Ricostruiremo le case della nostra città. Riempiremo le strade e le finestre, apriremo  scuole e uffici, saracinesche e vetrine. Torneremo, come dopo una lunga transumanza. Siamo abituati alle lunghe attese e a vivere sobriamente.  Voglio dedicare a Giustino Parisse e a sua moglie questi pensieri, a quell’ immenso dolore. A tutti quelli che in questo momento soffrono, spaesati, lontani, divisi. A tutti quelli che lottano perché la nostra città resti dov’è e come era.</p>
<p>tratto da : Patrizia Tocci, La città che voleva volare, Tabula fati solfanelli 2010</p>
<div>http://youtu.be/QkUbbFgN1yU</div>
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		<title>password n 2 : la luce, l&#8217;Aquila e van Gogh</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 17:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>di Patrizia Tocci</dc:creator>
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		<title>PASSWORD: IN MEZZO AI LIBRI</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 20:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>di Patrizia Tocci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho avuto, tra la fine d&#8217;anno e l&#8217;inzio di questo nuovo 2012 più di duemila contatti, in questo blog. Non l&#8217;ho mai fatto,  ma volevo ringraziarvi: sapete qual&#8217;è la mia ossessione: si chiama L&#8217;Aquila e ricostruzione.  Password è una trasmissione televisiva  che ho cominciato con una valida emittente locale , TVUNO diretta da Josafat Capulli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=607&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/libro.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-612" title="libro" src="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/libro.jpg?w=595" alt=""   /></a>Ho avuto, tra la fine d&#8217;anno e l&#8217;inzio di questo nuovo 2012 più di duemila contatti, in questo blog. Non l&#8217;ho mai fatto,  ma volevo ringraziarvi: sapete qual&#8217;è la mia ossessione: si chiama L&#8217;Aquila e ricostruzione.  Password è una trasmissione televisiva  che ho cominciato con una valida emittente locale , TVUNO diretta da Josafat Capulli     e in particolare per  tvuno Donna , grazie a Daniela Braccani; è una passeggiata in mezzo ai libri che amo, scegliendo di volta in volta amici e compagni scrittori, poeti e poetesse  di ogni tempo, artisti..musicisti&#8230;Ogni volta c&#8217;è una password nuova: quella di questa puntata, registrata in settembre, era La città.  Ho poi lavorato e realizzato altre password ( con la regia di Marcello Aromatario) su:  LA LUCE. IL GIARDINO, LA CITTà E I SUOI SCRITTORI, LA NEVE, LA MEMORIA, CANI E GATTI, GLI ALBERI.  Ne sto preparando altre 2: Il fiume, Il mare. Mi fa molto piacere condividerle con voi.</p>
<p>potete vederla nel link che vi ho postato qui sotto</p>
<p> Grazie. Patrizia Tocci</p>
<h6><a href="http://youtu.be/qqGApKtzpgc" rel="nofollow nofollow" target="_blank">http://youtu.be/qqGApKtzpgc</a></h6>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pat1789.wordpress.com/607/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pat1789.wordpress.com/607/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pat1789.wordpress.com/607/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pat1789.wordpress.com/607/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pat1789.wordpress.com/607/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pat1789.wordpress.com/607/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pat1789.wordpress.com/607/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pat1789.wordpress.com/607/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pat1789.wordpress.com/607/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pat1789.wordpress.com/607/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pat1789.wordpress.com/607/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pat1789.wordpress.com/607/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pat1789.wordpress.com/607/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pat1789.wordpress.com/607/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=607&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>IO SONO IL FIUME</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 21:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>di Patrizia Tocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[balsorano. Bianca Mollicone]]></category>
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		<description><![CDATA[IO SONO IL FIUME Io sono il fiume. Per secoli un ponte di pietra, piccolo, arcuato, ben fatto mi attraversava , mettendo in comunicazione gli abitanti di una riva con quelli dell’altra. Ma non tutti potevano sostare sul ponte o passare dall’altra parte. A questo c’erano uomini e donne deputati: gli ambasciatori. Portavano merci, lettere, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=585&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/dscf25862.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-603" title="DSCF2586" src="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/dscf25862.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/dscf25872.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-604" title="DSCF2587" src="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/dscf25872.jpg?w=1024&#038;h=768" alt="" width="1024" height="768" /></a>IO SONO IL FIUME</p>
<p>Io sono il fiume. Per secoli un ponte di pietra, piccolo, arcuato, ben<br />
fatto mi attraversava , mettendo in comunicazione gli abitanti di una riva<br />
con quelli dell’altra. Ma non tutti potevano sostare sul ponte o passare<br />
dall’altra parte. A questo c’erano uomini e donne deputati: gli<br />
ambasciatori. Portavano merci, lettere, biglietti, notizie. Ma nessuno,<br />
oltre i dodici ambasciatori, poteva passare il ponte; bisognava vivere di<br />
qua o di là: sulla riva destra, sulla riva sinistra. Sul ponte c’erano<br />
catene giganti: ricordavano a tutti che cosa avrebbe significato infrangere<br />
le regole e i divieti che queste due comunità rivali si erano date per<br />
interrompere una guerra durata secoli. Io sono il fiume e per secoli ho<br />
visto scorrere il sangue. Poi c’è stato un lungo periodo di pace armata.<br />
Nel frattempo sono nate storie d’amore clandestine, ci sono stati suicidi<br />
nelle mie acque, ho dissetato interi filari di pioppi e di viti,<br />
generazioni di pesci e di uccelli, di lumache e di ranocchi, di rospi, larve<br />
e girini. Le donne, nei giorni buoni, venivano a sciacquare i panni e mi<br />
tenevano al corrente di tutti i cambiamenti; i cavalli si abbeveravano con<br />
lunghi sorsi e lunghi silenzi.<br />
Io sono il fiume, e per tanti anni ho ascoltato le loro chiacchiere e i loro<br />
sospiri, scoperto invidie e cattiverie, custodito segreti e miserie; ho<br />
prestato orecchio alle loro cantilene, ai bisbigli e ai gridi soffocati,<br />
ai primi pianti dei bambini, alle ultime parole dei morenti. Sapevo i<br />
loro rumori e i loro profumi; da quale casa fuoriuscisse per primo il fumo<br />
del camino, l’odore di una casa vuota, riconoscevo l’abbaiare dei cani, i<br />
comandi dei padroni.<br />
Poi, anno dopo anno, mi hanno confinato in uno stretto letto di cemento;<br />
hanno tolto gli alberi, distrutto il ponte di pietra per sostituirlo con un<br />
ponte lunghissimo, di ferro. Tutto si è allontanato e diventato<br />
indistinto, evanescente.<br />
Io sono il fiume e un giorno mi è scoppiata una nostalgia tremenda …<br />
Ritrovare quegli odori e quei profumi, arrivare nel cuore della città,<br />
dentro, dentro le loro stanze, scoprire il perché di questo assurdo<br />
silenzio e di questa lontananza. Più di tutto avevo nostalgia degli occhi<br />
di una donna, quella che ogni mattina s’affacciava in vestaglia alla<br />
finestra, si appoggiava sul parapetto di legno, fumava la sua prima<br />
sigaretta e piangeva. Poi si asciugava le lacrime e sul suo volto si<br />
disegnava un’ombra di sorriso. E i suoi occhi, che avevano lo stesso colore<br />
della mia acqua , si perdevano lontano. Non ho mai saputo il suo vero nome.<br />
Il suo uomo la chiamava Occhi verdi, diceva che dopo l’amore i suoi occhi<br />
diventavano verdi. Questo era il loro segreto. Io sono il fiume e per un<br />
fiume non ci sono segreti. Anche quando piangeva aveva gli occhi verdi. Ma<br />
questo lui non poteva saperlo, né poteva capire il suo pianto. Io sono il<br />
fiume e conosco il cuore delle donne e degli uomini. So che la vita è come<br />
l’acqua e che ha bisogno dell’acqua per sopravvivere. E l’acqua trascina con<br />
sé tutto quello che trova. Ma qualche traccia resta sempre, da qualche<br />
parte: un ramo, un fiore. Una volta Occhiverdi mi è arrivata vicina,<br />
portando un lumino acceso; l’ha lasciato nelle mie mani, , ha bisbigliato un<br />
nome e mi ha detto “ portalo laggiù.” Io sono il fiume e non potevo certo<br />
deluderla … Ho chiesto aiuto ad un altro fiume, i fiumi del mondo sono tutti<br />
fratelli. Sono arrivate persino le nuvole, a darci una mano … Poi per anni,<br />
più nulla … Solo macchine che correvano di qua e di là, tutti chiusi dentro<br />
quelle scatole, senza parole, senza sorrisi.<br />
Io sono il fiume e mi gonfio di emozioni. Non ci volevo stare più in quel<br />
letto di cemento. Non ne potevo più di scivolare a valle senza vedere nulla,<br />
senza fermarmi nelle anse dove nascevano i girini, sostare nel tronco<br />
pieno di muschio dove il picchio aveva fatto il suo nido. Volevo ritrovare<br />
quella sabbia fine depositata nell’erba , allevare i gamberi grigi e<br />
sfiorare i rami dei salici. La rabbia è cresciuta insieme all’indignazione,<br />
giorno per giorno. Li avevo dissetati per secoli, sfamati, cullati e adesso<br />
mi condannavano ad una solitudine di cemento …<br />
Sì certo, sono il fiume e conosco la potenza dei miei nervi, l’intrico delle<br />
vene, la velocità della rabbia. Così sono tornato fino alla casa di<br />
Occhiverdi. Nemmeno la casa c’era più, nemmeno il parapetto di legno,<br />
nemmeno il balcone. C’era solo un alveare di cemento. L’ho cercata<br />
dappertutto, mi sono infilato nei vicoli, ho risalito i sottopassaggi e le<br />
strade, ho bussato alle finestre… Me ne sono dovuto tornare al mare. Ho<br />
mischiato la mia acqua dolce con la sua … Gli ho raccontato questa storia.<br />
Il mare ha compreso. E mi ha lasciato andare giù, dove l’acqua è verde. Dove<br />
le alghe sono le dita del buio, dove la luce del sole entra appena appena.<br />
Qui non ci sono ponti. Qui non ci sono voci. Non tornerò lassù.</p>
<p>Patrizia tocci</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pat1789.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pat1789.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pat1789.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pat1789.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pat1789.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pat1789.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pat1789.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pat1789.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pat1789.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pat1789.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pat1789.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pat1789.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pat1789.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pat1789.wordpress.com/585/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=585&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>IO SONO IL FIUME (di Patrizia Tocci)</title>
		<link>http://pat1789.wordpress.com/2012/01/07/io-sono-il-fiume-di-patrizia-tocci/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 21:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>di Patrizia Tocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Balsorano]]></category>
		<category><![CDATA[Bianca Moliicone]]></category>
		<category><![CDATA[Bianca Mollicone]]></category>
		<category><![CDATA[dissesto idrogeologico]]></category>
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		<category><![CDATA[Imele. patrizia tocci]]></category>
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		<category><![CDATA[Liri]]></category>
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		<category><![CDATA[pATRIZIA tOCCI]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[  IO SONO IL FIUME Io sono il fiume. Per secoli un ponte di pietra, piccolo, arcuato, ben fatto mi attraversava , mettendo in comunicazione gli abitanti di una riva con quelli dell’altra. Ma non tutti potevano sostare sul ponte o passare dall’altra parte. A questo c’erano uomini e donne deputati: gli ambasciatori. Portavano merci, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=586&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/dscf25861.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-596" title="DSCF2586" src="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/dscf25861.jpg?w=1024&#038;h=768" alt="" width="1024" height="768" /></a><a href="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/dscf25882.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-599" title="DSCF2588" src="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/dscf25882.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/dscf25881.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-598" title="DSCF2588" src="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/dscf25881.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/dscf25871.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-597" title="DSCF2587" src="http://pat1789.files.wordpress.com/2012/01/dscf25871.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a> </p>
<p>IO SONO IL FIUME</p>
<p>Io sono il fiume. Per secoli un ponte di pietra, piccolo, arcuato, ben<br />
fatto mi attraversava , mettendo in comunicazione gli abitanti di una riva<br />
con quelli dell’altra. Ma non tutti potevano sostare sul ponte o passare<br />
dall’altra parte. A questo c’erano uomini e donne deputati: gli<br />
ambasciatori. Portavano merci, lettere, biglietti, notizie. Ma nessuno,<br />
oltre i dodici ambasciatori, poteva passare il ponte; bisognava vivere di<br />
qua o di là: sulla riva destra, sulla riva sinistra. Sul ponte c’erano<br />
catene giganti: ricordavano a tutti che cosa avrebbe significato infrangere<br />
le regole e i divieti che queste due comunità rivali si erano date per<br />
interrompere una guerra durata secoli. Io sono il fiume e per secoli ho<br />
visto scorrere il sangue. Poi c’è stato un lungo periodo di pace armata.<br />
Nel frattempo sono nate storie d’amore clandestine, ci sono stati suicidi<br />
nelle mie acque, ho dissetato interi filari di pioppi e di viti,<br />
generazioni di pesci e di uccelli, di lumache e di ranocchi, di rospi, larve<br />
e girini. Le donne, nei giorni buoni, venivano a sciacquare i panni e mi<br />
tenevano al corrente di tutti i cambiamenti; i cavalli si abbeveravano con<br />
lunghi sorsi e lunghi silenzi.<br />
Io sono il fiume, e per tanti anni ho ascoltato le loro chiacchiere e i loro<br />
sospiri, scoperto invidie e cattiverie, custodito segreti e miserie; ho<br />
prestato orecchio alle loro cantilene, ai bisbigli e ai gridi soffocati,<br />
ai primi pianti dei bambini, alle ultime parole dei morenti. Sapevo i<br />
loro rumori e i loro profumi; da quale casa fuoriuscisse per primo il fumo<br />
del camino, l’odore di una casa vuota, riconoscevo l’abbaiare dei cani, i<br />
comandi dei padroni.<br />
Poi, anno dopo anno, mi hanno confinato in uno stretto letto di cemento;<br />
hanno tolto gli alberi, distrutto il ponte di pietra per sostituirlo con un<br />
ponte lunghissimo, di ferro. Tutto si è allontanato e diventato<br />
indistinto, evanescente.<br />
Io sono il fiume e un giorno mi è scoppiata una nostalgia tremenda …<br />
Ritrovare quegli odori e quei profumi, arrivare nel cuore della città,<br />
dentro, dentro le loro stanze, scoprire il perché di questo assurdo<br />
silenzio e di questa lontananza. Più di tutto avevo nostalgia degli occhi<br />
di una donna, quella che ogni mattina s’affacciava in vestaglia alla<br />
finestra, si appoggiava sul parapetto di legno, fumava la sua prima<br />
sigaretta e piangeva. Poi si asciugava le lacrime e sul suo volto si<br />
disegnava un’ombra di sorriso. E i suoi occhi, che avevano lo stesso colore<br />
della mia acqua , si perdevano lontano. Non ho mai saputo il suo vero nome.<br />
Il suo uomo la chiamava Occhi verdi, diceva che dopo l’amore i suoi occhi<br />
diventavano verdi. Questo era il loro segreto. Io sono il fiume e per un<br />
fiume non ci sono segreti. Anche quando piangeva aveva gli occhi verdi. Ma questo lui non poteva saperlo, né poteva capire il suo pianto. Io sono il<br />
fiume e conosco il cuore delle donne e degli uomini. So che la vita è come<br />
l’acqua e che ha bisogno dell’acqua per sopravvivere. E l’acqua trascina con sé tutto quello che trova. Ma qualche traccia resta sempre, da qualche<br />
parte: un ramo, un fiore. Una volta Occhiverdi mi è arrivata vicina,<br />
portando un lumino acceso; l’ha lasciato nelle mie mani, , ha bisbigliato un nome e mi ha detto “ portalo laggiù.” Io sono il fiume e non potevo certo<br />
deluderla … Ho chiesto aiuto ad un altro fiume, i fiumi del mondo sono tutti fratelli. Sono arrivate persino le nuvole, a darci una mano … Poi per anni, più nulla … Solo macchine che correvano di qua e di là, tutti chiusi dentro quelle scatole, senza parole, senza sorrisi.<br />
Io sono il fiume e mi gonfio di emozioni. Non ci volevo stare più in quel<br />
letto di cemento. Non ne potevo più di scivolare a valle senza vedere nulla,<br />
senza fermarmi nelle anse dove nascevano i girini, sostare nel tronco<br />
pieno di muschio dove il picchio aveva fatto il suo nido. Volevo ritrovare<br />
quella sabbia fine depositata nell’erba , allevare i gamberi grigi e<br />
sfiorare i rami dei salici. La rabbia è cresciuta insieme all’indignazione,<br />
giorno per giorno. Li avevo dissetati per secoli, sfamati, cullati e adesso<br />
mi condannavano ad una solitudine di cemento …<br />
Sì certo, sono il fiume e conosco la potenza dei miei nervi, l’intrico delle<br />
vene, la velocità della rabbia. Così sono tornato fino alla casa di<br />
Occhiverdi. Nemmeno la casa c’era più, nemmeno il parapetto di legno,<br />
nemmeno il balcone. C’era solo un alveare di cemento. L’ho cercata<br />
dappertutto, mi sono infilato nei vicoli, ho risalito i sottopassaggi e le<br />
strade, ho bussato alle finestre… Me ne sono dovuto tornare al mare. Ho<br />
mischiato la mia acqua dolce con la sua … Gli ho raccontato questa storia.<br />
Il mare ha compreso. E mi ha lasciato andare giù, dove l’acqua è verde. Dove le alghe sono le dita del buio, dove la luce del sole entra appena appena.<br />
Qui non ci sono ponti. Qui non ci sono voci.</p>
<p>Non tornerò lassù.</p>
<p>Patrizia Tocci© ( RIPRODUZIONE RISERVATA)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pat1789.wordpress.com/586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pat1789.wordpress.com/586/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pat1789.wordpress.com/586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pat1789.wordpress.com/586/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pat1789.wordpress.com/586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pat1789.wordpress.com/586/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pat1789.wordpress.com/586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pat1789.wordpress.com/586/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pat1789.wordpress.com/586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pat1789.wordpress.com/586/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pat1789.wordpress.com/586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pat1789.wordpress.com/586/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pat1789.wordpress.com/586/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pat1789.wordpress.com/586/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=586&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Un altro Mondo: L&#8217;Aquila</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 19:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>di Patrizia Tocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila - la città sospesa]]></category>
		<category><![CDATA[l'aquila, terremoto, zona rossa, ricostruzione, macerie, denuncia, colori, adozione a distanza]]></category>
		<category><![CDATA[ricostruzione centro storico]]></category>
		<category><![CDATA[anni fa]]></category>
		<category><![CDATA[aquilone]]></category>
		<category><![CDATA[grammatica]]></category>
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		<category><![CDATA[pizzoli]]></category>
		<category><![CDATA[topografia aquilana]]></category>

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		<description><![CDATA[Un altro mondo Non chiedere mai un indirizzo, all’Aquila. Potrebbe andare ancora bene se ti rispondono cortesemente dandoti una indicazione del tipo: “ sì, stava vicino l’ex mattatoio, vicino l’ex caserma dove però adesso ci hanno fatto le case…cioè i map.” Non chiedere mai una strada all’Aquila. Potrebbero risponderti : “Aspetta, mi ricordo che stava [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=576&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro mondo</p>
<p>Non chiedere mai un indirizzo, all’Aquila. Potrebbe andare ancora bene se ti rispondono cortesemente dandoti una indicazione del tipo: “ sì, stava vicino l’ex mattatoio, vicino l’ex caserma dove però adesso ci hanno fatto le case…cioè i map.”</p>
<p>Non chiedere mai una strada all’Aquila. Potrebbero risponderti : “Aspetta, mi ricordo che stava vicino all’Ex Coop, no no…di fronte al nuovo negozio di X, quello che ha riaperto sotto le mura…”</p>
<p>Non chiedere mai un numero di telefono all’Aquila. L’elenco telefonico si è prosciugato e  si è ridotto di volume. E l’elenco dei cellulari è quello privato, che non condividiamo e che nessuno sa.</p>
<p>Non chiedere notizie di qualcuno, se incontri qualcun altro. Potrebbe risponderti così: “ l’ho vista all’Aquilone un anno fa, no aspetta..forse di più…sta  nelle case di berluscò-“ e qui giù un’altra lista di indicazioni..”si quelle che si chiamano  Cansatessa e San Vittorino, oppure  ai Map di Pizzoli” oppure ancora : “ ah ma non lo sapevi , è morto l’anno scorso, s’è trasferito, sta ancora in albergo, vive alla caserma.”</p>
<p>La casa? Meglio non chiedere.” E’ stata demolita, abbattuta, sta ancora come tre anni fa. Ci piove dentro e s’è ammuffito tutto…”</p>
<p>Il concetto di prossimità e di spazio è completamente stravolto. Le 19 new town sono insediamenti temporanei e gli stessi abitanti che vi abitano sono temporanei; i contribuiti per l’emergenza sono temporanei, le stesse proroghe sono temporanee. Vita precaria in una città precaria. Sarà per questo che nella grammatica aquilana, come in quella del grande scrittore Kafka,  manca il tempo verbale del futuro?</p>
<p>Un aquilano non può dire “farò”: può dire: “tengo  fa’…”. Il futuro, nella grammatica aquilana esprime sempre un impegno un obbligo un fastidio o un dovere. Purtroppo siamo ancora alla fase dove per ognuno è più determinante il “tengo fa’” che il “tenemo fa’”. Manca una dimensione collettiva del problema sisma, pur essendo invece sostanzialmente un problema collettivo.</p>
<p>Ma è meglio non chiedere mai niente, agli aquilani.  E non fare domande insolenti  del tipo: “ Quando comincia la ricostruzione?” Capirebbero solo da questo che sei un forestiero; ti risponderebbero con un’alzata di spalle e ti pianterebbero lì, con la tua domanda o il tuo sondaggio, in mezzo al deserto e alle frustate del freddo inverno aquilano.</p>
<p>Buon anno, L’Aquilabellamè.</p>
<p>Patrizia Tocci</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pat1789.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pat1789.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pat1789.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pat1789.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pat1789.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pat1789.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pat1789.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pat1789.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pat1789.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pat1789.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pat1789.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pat1789.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pat1789.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pat1789.wordpress.com/576/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=576&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Paolo Rumiz e Alessandro Scillitani : nella dimora del vento, All&#8217;Aquila.</title>
		<link>http://pat1789.wordpress.com/2012/01/04/ritorno-allaquila-di-paolo-rumiz-e-alessandro-scillitani-nella-dimora-del-vento/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 09:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>di Patrizia Tocci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'Aquila - la città sospesa]]></category>
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		<description><![CDATA[ All&#8217;Aquila, il 3 febbraio alle ore 17, presso l&#8217;Auditorium Serricchi-Carispaq, in Viale Pescara , ci sarà la presentazione del dvd &#8220;Le dimore del vento&#8221;con lo scrittore  Paolo Rumiz ed il regista  Alessandro Scillitani. E&#8217; un ritorno gradito  ed importante per la città dell&#8217;Aquila. “ La febbre dei luoghi abbandonati mi prese in Grecia”: con questa frase [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=572&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> All&#8217;Aquila, il 3 febbraio alle ore 17, presso l&#8217;Auditorium Serricchi-Carispaq, in Viale Pescara , ci sarà la presentazione del dvd &#8220;Le dimore del vento&#8221;con lo scrittore  Paolo Rumiz ed il regista  Alessandro Scillitani. E&#8217; un ritorno gradito  ed importante per la città dell&#8217;Aquila.</strong></p>
<p><strong>“ La febbre dei luoghi abbandonati mi prese in Grecia”: con questa frase Paolo Rumiz, inesausto viaggiatore e  scrittore, giornalista del Piccolo di Trieste e di Repubblica,  comincia  e  giustifica il suo viaggio dell’estate 2011, alla ricerca delle  “Dimore del vento”, dei luoghi abbandonati, delle case degli Spiriti. Per la prima volta il viaggio è stato filmato da Alessandro Scillitani : diventato poi un dvd, distribuito con Repubblica.</strong></p>
<p><strong>Nel suo   viaggio lento,  Paolo Rumiz   percorre i “sentieri dei nidi di ragno”ormai chiusi,   sbarrati;  entra con delicatezza, scosta , cerca, domanda ai pochi umani presenti in quella totale desolazione. Tutti rispondono allo stesso modo: un luogo E’ memoria. E’ il concentrato dei volti e dei nomi che lo hanno addomesticato;  la storia   di intere comunità  può essere racchiusa in un toponimo, nella ruggine di una centrale abbandonata, nel nero di una torbiera, in una stazione dismessa, in una fabbrica sprangata, in un faro che non risplende più. Non sono ancora “rovine” nel senso archeologico del termine; fanno parte di un passato ancora prossimo , espunto velocemente dalla nostra memoria.</strong></p>
<p><strong>Luoghi che non troverete in nessuna guida, libro di viaggi o mappa. Rumiz aveva la sua, di mappa. Una carta fatta a mano, piena di nomi, numeri di telefono, contatti, suggerimenti, ombre da inseguire. L’ho vista, quella mappa, sul tavolo di uno dei pochi bar riaperti in una città abbandonata: L’Aquila, la città che non c’è. La mia città. Ho accompagnato Rumiz e Scilliitani nella zona rossa  ad  incontrare  le ombre e il silenzio,   le lancette ferme degli orologi;  scortati da un branco di cani, unici custodi del luogo. Meno male che qui  &#8211; e altrove -  esistono ancora i custodi dei luoghi:  animali totemici,  parole o persone che mantengono vive le memorie;  piccole divinità   benefiche che lottano disperatamente contro  i mangiatori di loto.</strong></p>
<p><strong>Dai Forti della Maddalena al deposito di scorie di Saluggia, dai ruderi di Rocca Calascio alla desolazione di Venezia, dalla casa del poeta Tommaso Landolfi  al cimitero di Lavezzi:  per  ritrovare la voce dei luoghi sopravvissuti alla  legge inesorabile della dimenticanza. Le immagini girate e catturate da Alessandro Scillitani si sposano perfettamente con le parole e l’andare di Rumiz,  impreziosite da musiche e silenzi che  ne sottolineano i  paesaggi e  i passaggi geografici; documentano  lo spazio del cibo, la sosta o  la magia degli incontri .  Viviamo o cerchiamo di vivere in un paese  dalla memoria corta che lascia marcire i suoi tesori, cancella i tratturi, incrementa le diaspore;  un paese che rinnega le sue origini, le sue caratteristiche peculiari. Così  può accadere  che il passato prossimo si trasformi in passato remoto:    rimosso   dall’oggi ,  confinato  invece in un eterno presente che ha tutte altre ragioni, tutte altre necessità. Ma  nessuna destinazione e neppure  memoria di sé.</strong></p>
<p><strong> Riporto le parole di Rumiz, scritte su Repubblica del 14  Agosto 2011 : &#8220;Fu allora che uscì la Luna, dalla parte della Majella, la grande montagna madre, e dentro il mantice dei polmoni sentii gonfiarsi un canto silenzioso d&#8217;anarchia e di furore. Diceva: tornatevene aquilani, disobbedite ai divieti. Tornate prima che la città muoia, diventi archeologia. Tornate e riprendetene possesso con le vostre cose, i vostri rumori e i vostri odori. La zona è rossa, ma di vergogna per come viene preclusa ai vivi. Non consentite che le vostre strade diventino terra di cani. Sentite come il luogo vi chiama, come tutti i vostri morti vi chiamano. Non accettate di essere esuli in casa vostra. Non lasciate sole le vostre pietre.&#8221;</strong></p>
<p><strong>Nemmeno Paolo Rumiz e Alessandro Scillitani vogliono lasciare sole le nostre pietre. Per questo tornano. Perchè è come..un mal d&#8217;Aquila.<br />
</strong></p>
<p>(La regia del video, tratto dai racconti di viaggio &#8220;Le case degli spiriti&#8221; pubblicati su &#8220;la Repubblica&#8221; nell&#8217;agosto 2011 e prodotto dalla Tico Film Company, è di Alessandro Scillitani.)<a href="http://pat1789.files.wordpress.com/2011/10/patrizia-e-rumiz-copia-copia3.jpg"><img title="patrizia e rumiz - Copia - Copia" src="http://pat1789.files.wordpress.com/2011/10/patrizia-e-rumiz-copia-copia3.jpg?w=595&#038;h=333" alt="" width="595" height="333" /></a><a href="http://pat1789.files.wordpress.com/2011/10/rrr2.jpg"><img title="IL DVD" src="http://pat1789.files.wordpress.com/2011/10/rrr2.jpg?w=231&#038;h=218" alt="LE DIMORE DEL VENTO" width="231" height="218" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pat1789.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pat1789.wordpress.com/572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pat1789.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pat1789.wordpress.com/572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pat1789.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pat1789.wordpress.com/572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pat1789.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pat1789.wordpress.com/572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pat1789.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pat1789.wordpress.com/572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pat1789.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pat1789.wordpress.com/572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pat1789.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pat1789.wordpress.com/572/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=572&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>LETTERA  DALLA POMPEI N. 2</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 09:54:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>di Patrizia Tocci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[UNA LETTERA DALLA POMPEI N° 2 Caro Presidente Napolitano, Presidente Mario Monti, i Presidenti Fini e Schifani, scrivo per augurarvi buon anno dall&#8217;Aquila. Da una città che faceva parte dello stato Italiano e che era un capoluogo di regione. Ora è una città precaria ( sta un pò qui, un pò là..ad est e ad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=558&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pat1789.files.wordpress.com/2011/12/384897_1639240437589_1734146812_877294_1738515312_n.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-559" title="L'AQUILA, PIAZZZA SAN PIETRO ( foto di Luigi baglione)" src="http://pat1789.files.wordpress.com/2011/12/384897_1639240437589_1734146812_877294_1738515312_n.jpg?w=595" alt="Pompei n.2; una delle tante piazze dell'Aquila"   /></a>UNA LETTERA DALLA POMPEI N° 2</p>
<p>Caro Presidente Napolitano, Presidente Mario Monti, i Presidenti Fini e Schifani, scrivo per augurarvi buon anno dall&#8217;Aquila. Da una città che faceva parte dello stato Italiano e che era un capoluogo di regione. Ora è una città precaria ( sta un pò qui, un pò là..ad est e ad ovest): chi le abita ancora tenacemente attorno, nelle vicinanze, i  cosiddetti ex-aquilani, vivono , come me, una vita precaria in attesa di un orizzonte temporale ( il ritorno nella propria casa e nella città) che si allontana sempre di più.Identica cosa è accaduta per alcune le piccole frazioni e paesi del circondario. E&#8217; impossibile riassumere qui le ragioni, le cose fatte o non fatte per cui siamo, adesso in questo delirio di immobilità. Vorrei solo capire se tra gli impegni del  Mio Presidente del mio paese &#8211; l&#8217;Italia, o tra le pagine dell&#8217;agenda del Presidente del consiglio, sia stata messa una di queste duemila cartoline che vi abbiamo spedito e che recita solamente: saluti dall&#8217;Aquila. Saluti da una città che da tre anni è in sala di rianimazione: nessuno ci crede davvero che possa riprendersi. Ma noi che crediamo nei miracoli laici, sì. Noi che veniamo a Roma per le manifestazioni &#8211; e invece dovreste venire voi qui, a vedere davvero la realtà e la verità: km e km di case vuote, chiuse, attività fallite, economia inesistente, macerie e puntellamenti, case che si sbriciolano: dall&#8217;altra parte conflitti di competenze, lungaggini, norme lente, o ancora inesistenti per ricostruire&#8230; Venite a vedere la POMPEI n 2, che appartiene ancora a tanti ex-cittadini vivi. Venite qui, in incognito, senza scorta e senza incontrare nessuno. Regalatevi una mattinata all&#8217;Aquila. Capirete finalmente la nostra ostinazione e la nostra sfiducia..C&#8217;è sempre un sacchetto di speranza, nei nostri pensieri. Ma vi abbiamo attinto così tante volte in questi tre anni che ce n&#8217;è rimasta ben poca. Ce ne rimane una sola, su cui fidare: che l&#8217;Italia non voglia fare a meno dell&#8217;Aquila. Oppure se non è così abbiate il coraggio di dirlo: spargeremo davvero il sale sulle sue-nostre rovine. Tanti auguri @Patrizia Tocci con la foto di Luigi Baglione ( L&#8217;Aquila, anno 3 post sisma)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pat1789.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pat1789.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pat1789.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pat1789.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pat1789.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pat1789.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pat1789.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pat1789.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pat1789.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pat1789.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pat1789.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pat1789.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pat1789.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pat1789.wordpress.com/558/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=558&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>DUEMILA CARTOLINE PER L&#8217;AQUILA</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 18:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>di Patrizia Tocci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cartolina porta l&#8217; immagine realizzata da Luigi Baglione di Piazza San Pietro. E&#8217; indirizzata alle 4 principali cariche dello stato Italiano: al preSidente Napolitano, al presidente Monti, al presidente Schifani e al presidente Fin. Il 18 dicembre saremo a piazza Duomo dalle ore 10 alle 13; ve la regaleremo, pregandovi di&#8230; affrancarla e spedirla apponendo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=551&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cartolina porta l&#8217; immagine realizzata da Luigi Baglione di Piazza San Pietro. E&#8217; indirizzata alle 4 principali cariche dello stato Italiano: al preSidente Napolitano, al presidente Monti, al presidente Schifani e al presidente Fin.</p>
<p>Il 18 dicembre saremo a piazza Duomo dalle ore 10 alle 13; ve la regaleremo, pregandovi di&#8230; affrancarla e spedirla apponendo solo il vostro nome e cognome. Vogliamo ricordare in questo modo la condizione attuale della nostra città e di tutti i centri del cratere. All&#8217;evento saranno presEnti anche i FALCONIERI DELL&#8217;AQUILA</p>
<div id="attachment_552" class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><a href="http://pat1789.files.wordpress.com/2011/12/cartolina.jpg"><img class="size-full wp-image-552 " title="L'AQUILA. PIAZZA SAN pIETRO" src="http://pat1789.files.wordpress.com/2011/12/cartolina.jpg?w=595" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">PER RICORDARE.</p></div>
<p> Da un idea di Patrizia Tocci e Luigi Baglione. Le duemila cartoline sono state realizzate con il contributo di Paolo Leone e Gianni Ceccarelli. IL POMERIGGIO DALLE ORE 16.00 ALLE 18 SI REPLICA ALL&#8217;AQUILONE.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pat1789.wordpress.com/551/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pat1789.wordpress.com/551/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pat1789.wordpress.com/551/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pat1789.wordpress.com/551/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pat1789.wordpress.com/551/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pat1789.wordpress.com/551/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pat1789.wordpress.com/551/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pat1789.wordpress.com/551/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pat1789.wordpress.com/551/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pat1789.wordpress.com/551/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pat1789.wordpress.com/551/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pat1789.wordpress.com/551/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pat1789.wordpress.com/551/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pat1789.wordpress.com/551/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=551&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il tombolo, le donne e la memoria dell&#8217;Aquila</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 20:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>di Patrizia Tocci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ricostruzione centro storico]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
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		<description><![CDATA[l'antichissima  tecnica del tombolo aquilano e la pazienza delle donne per riannodare i fili dell'esistenza e la memoria diuna comunità.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pat1789.wordpress.com&amp;blog=14381968&amp;post=544&amp;subd=pat1789&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sapore del tempo</p>
<p>Dove si fissa il primo punto di un tombolo? Sicuramente,  come tutti gli inizi,  è un momento importante. Bisogna farlo con lungimiranza;  farlo bene perché è il punto che dovrà sostenere tutto quello che verrà. Questo gruppo di donne ha un punto da cui partire, un punto in cui persino il “piumaccio” ha dondolato, sono caduti gli spilli e i fuselli si sono ingarbugliati. La polvere ha nascosto il colore del velluto,  l’umidità ha ispessito il filo. Sono passati, i giorni .Ma con la pazienza delle donne, a testa alta, giorno per giorno,  spillo dopo spillo,  molto  è stato recuperato. Le dita hanno ricominciato ad intrecciare, hanno ritrovato la sapienza antica che non s’era perduta, le voci hanno tessuto racconti e storie e si sono intrecciate altre vite. Attorno a ogni filo cresce il mito, attorno al gomitolo di Arianna, al filo delle Parche che segnava l’arrivo della morte, al filo della tela di penelope che tesseva e poi disfaceva, per ingannare l’attesa degli altri e la sua..Quando si spezza o finisce, il filo del tombolo,  sanno che c’è il nodo “tessitore”; con un pò di fatica si impara e si insegna che si può continuare. Sempre donne nel mito. Invece nella cultura contadina anche l’uomo sa intrecciare: la sapienza antica dei nostri contadini nel fare le trecce con le pannocchie di granturco, di cipolle o d’aglio per poi metterle a seccare in cantina, o fuori al sole,  quando ce ne è ancora,..Quelle trecce appese appena fuori la porta delle  case, che contavano il tempo e le stagioni; trecce di peperoncini o di cipolle rosse,  ben disposte ed armoniose, perché tutto in natura ha una sua geometria, come i disegni del tombolo. Avete mai visto la struttura di un fiocco di neve? Quella geometria cristallina  è anche nei disegni, nelle stelle di natale,  nelle  corolle delle rose, nei petali dei  gigli; è così che nascono  pizzi  ,  merletti,  intarsi,  sbuffi, persino i gioielli. Tutto in natura ha le stesse leggi di precisione matematica: il risultato di quest’equilibrio è sempre  l’armonia e  la bellezza. Le streghe cattive che  di notte scompigliano l’ordine stabilito, fanno nodi ai capelli che non si sciolgono: intrecciano i lacci dei grembiuli o delle scarpe con nodi difficili da sciogliere. Ma non possono nulla contro i poteri della luce e del giorno: contro le collane   di margherite o narcisi. Ho avuto  una nonna e una bisnonna che sapevano ricamare e cucire,  facevano maglioni e calzini a mano, cappelli,  scialli  e guanti di lana contro un inverno che davvero faceva paura.</p>
<p>Inventavano. Non avevano schemi né giornali: non sapevano leggere né scrivere. Ma conoscevano le leggi dell’armonia, la struttura di un fiore o di un mazzetto di fragole, le trame disegnate dai rami , la geometria  alternata delle foglie e delle spine. Non conoscevano il sistema binario ma se ne servivano per intrecciare le balze degli asciugamani di lino – un nodo si e un nodo no- e creare dal nulla la bellezza. Mi affascina tutto ciò che ha a che fare con un filo che si nutre d’aria, e muovendosi tra le mani si solidifica pian piano, fino ad assumere una forma, ancora fatta d’aria. Nascere. Forse questo è l’incanto che ci prende sempre, quando vendiamo un artigiano al lavoro. Qualsiasi manufatto  è figlio della sua pazienza, della sua abilità e del suo pensiero. Il tombolo ci racconta, se vogliamo ascoltarlo, il ritmo del tempo,  il gioco delle ore e delle stagioni e ci lega la filo della vita. Anche noi come tanti fuselli ci  siamo mossi un po’qui, un po’ là:  in ordine sparso. La nostra vita è stata sparpagliata, imbrogliata, confusa…</p>
<p>Zia Tecla non ha ritrovato tutti i fuselli del suo tombolo; e ha dovuto ricominciare tutto da capo, lasciare incompiuto quel disegno che era rimasto a metà,  cominciarne un altro. Quello rimasto a metà  lo  ha piegato e lo ha riposto in un cassetto segreto, quello che ancora profuma  di lavanda e una mela cotogna. Appuntato ben bene con gli spilli sulla carta paglia;   è l’unico  disegno  che non ha voluto terminare. Non adesso.  Anche queste donne hanno ricominciato. Tutti noi abbiamo ricominciato e non sappiamo ancora se le mani che ci guidano abbiano chiaro il disegno complessivo;  certe volte i fuselli si impicciano e ci vuole molta calma e pazienza. Calma, una forza calma come quella delle donne.  Le case dell’Aquila hanno ancora  bellissimi gigli in ferro battuto, che fanno capolino dai muri delle nostre case diroccate; erano la parte terminale delle catene che tenevano inchiodati all’interno i muri maestri, perché la nostra è sempre stata una terra ballerina. La parte terminale della catena  veniva arricchita con questi fiori in ferro battuto;  ogni giglio è diverso dall’altro, più o meno sontuoso, più o meno stilizzato. Sono ancora lì a ricordarci che chi non ha memoria non ha futuro. Abbiamo tutti il nostro piccolo tombolo da iniziare: togliere la polvere, raccogliere gli spilli, controllare se i fuselli ci sono tutti e  conservare buone scorte di filo.</p>
<p> Forse, un giorno, tutti questi tomboli verranno inseriti in una grande tovaglia bianca.  La apriremo e la stenderemo con cura su un grande tavolo,  in una delle tante piazze della nostra città o dei piccoli paesi distrutti; una tovaglia attorno alla  quale possano di nuovo incontrarsi tutti quelli che sono stati sparpagliati, allontanati, cancellati.  In una piazza qualsiasi, con una fontana dove scorre ancora l’acqua, ballano  le voci della gente,  le finestre  traboccano di  fiori, le case tutte  tirate a nuovo, le porte aperte e i gatti, acciambellati  in una virgola di sole.  Ogni cosa ha il suo sapore, un odore, un profumo  nella memoria. Questi tomboli hanno il profumo e il disegno  del tempo. Per questo anch’io- che non so fare il tombolo – sono qui.  Patrizia Tocci</p>
<p> <a href="http://youtu.be/HdEt6kK5HiU" rel="nofollow nofollow" target="_blank">http://youtu.be/HdEt6kK5HiU</a></p>
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