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08/08/2010 / di Patrizia Tocci

L’ULTIMA SIGARETTA ( dedicato a Svevo)

Il piacere sottile dell’ultima sigaretta. Quella che fumi con l’alibi del “prima o poi smetto” , vago indefinito alibi che serve a tacitare la tua coscienza, i tuoi sensi di colpa, a rendere più esclusivo il piacere di cui prima o poi dovrai privarti. Allora immediatamente,  penso a Proust. E’ l’abitudine al piacere che rende un piacere tale; è il ricordo del piacere ( direbbe il mio Giacomo) che ti dà piacere, indipendentemente  dall’oggetto che offre il piacere.

“Smetterò” serve per dirsi: però posso continuare a farlo e sono in grado di smettere quando vorrò. A quel ricordo si sommeranno tutti i ricordi degli atti compiuti e successivi. Di che colore è un giorno come questo? E’ ovattato, fumoso, biancastro. La stanza di Zeno era tappezzata con tutte le date delle sue ultime sigarette. Essere capaci di dilazionare il piacere. Questa è forza d’animo. Il piacere in dosi omeopatiche ( qui è il solito Montale che riaffiora).L’ultima sigaretta, l’ultimo incontro, l’ultima parola hanno già preparato il terreno alla nostalgia del distacco, al bisogno del ritorno: per questo ci piacciono ancora di più … eterni dilettanti dilettosi. Dal fumo al profumo. Giornata bianca,  penultima o ultima neve di primavera. Qualcosa di soffice che nasconde un’anima gelata, l’eterna contraddizione della neve, la sua dolcezza è anche  la sua cattiveria.

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